La Bestia Dentro

MUSICA NECESSARIA / FRANCESCO LEINERI

La giovane Teresa è vittima e carnefice nel perimetro delle pulsioni appartenenti al proprio mondo interiore, vive in una città nella quale non sorge più il sole, popolata da gente che pretende di essere normale: una sarta, un cuoco, una fioraia.

Considerazioni generali

La bestia dentro è una storia di crescita, desiderio e insoddisfazione: ci è raccontata tramite l’esperienza della protagonista, la giovane Teresa. Vittima e carnefice nel perimetro delle pulsioni appartenenti al proprio mondo interiore, vive in una città nella quale non sorge più il sole, popolata da gente che pretende di essere normale: una sarta, un cuoco, una fioraia. Quest'opera cerca di raccontare il loro percorso interiore nell'incontro con i propri desideri, intercettati e riconosciuti nelle proprie sfaccettature, positive e negative, autentiche o ossessive, che svelano in fondo un'impellente necessità e una vacua impossibilità di addentare la vita così per com'è. Nel nostro tempo questi argomenti potrebbero parlare ad un nuovo mondo popolato da insoddisfatti, insicuri e impauriti dalla crescita e dalle ambizioni, pervasi dall'emotività del niente, costretti a fare i conti con i propri spazi vuoti cercando disperatamente una stella alla quale volgere il proprio sguardo stanco.

MUSICA

Francesco Leineri

LIBRETTO

Martina Tiberti

Personaggi

TERESA

Fiammetta Tofoni

UNA SARTA

Chiara Osella

UNA FIORAIA

Mariangela De Vita

UN CUOCO

Antonio Sapio

Ensemble

CLARINETTO IN SIb

Livia Tancioni

PIANOFORTE / TASTIERA / TOY PIANO

Michele Tozzetti

PERCUSSIONI

Fabio Cuozzo

VIOLINO

Andrea Liberto Cito

VIOLA

Chiara Ciancione

VIOLONCELLO

Livia De Romanis

LIVE ELECTRONICS

Sergio Schifano

DIRETTORE

Francesco Leineri

LUCI E TECNICA

Daria Grispino  

    DISEGNO IN COPERTINA

    Francesco Gusella

      GRAPHIC DESIGN

       Enrico Catalano

        FOTO

        Alessio Trerotoli

          Sinossi

          Il sole ha smesso di sorgere da tempo, le uniche luci sono quelle artificiali usate dagli abitanti per distinguere il giorno dalla notte. Le case sono anche le botteghe dove si espone la merce da vendere e quando sono illuminate il loro interno è visibile al passante.

          Questo è il villaggio dove abita Teresa, una giovane donna che un giorno come tanti, durante l’acquisto di un mazzo di fiori, confessa di non avere nessuno accanto a sé. I cittadini cominciano ad incalzarla: come è possibile che una donna così bella non sia sposata? Come si può vivere senza avere accanto la presenza di un altro essere umano?

          Spinta dalle pressioni di chi la circonda Teresa si convince che è arrivato il momento di trovare un uomo, un marito, un proprio complemento. Lo vede sfogliando un catalogo e da quel momento non smette di desiderare l’immagine di Lui, un uomo avvenente ed enigmatico che non si paleserà mai, se non manifestandosi una volta soltanto e sfuggente. Quando Teresa proverà a raggiungerlo non incontrerà solo la propria frustrazione ma anche quella degli altri abitanti, che di notte, nel privato delle loro case, si trasformano nel compimento ossessivo dei loro desideri irrealizzati, i mestieri che avrebbero voluto fare ma da cui la vita li ha allontanati.

          Quello di Teresa è un mondo in cui l’assenza del sole ha inghiottito ogni speranza di vedersi per ciò che si è realmente. Luci, ombre, lamenti, presagi e paura di crescere: tutto nell’arco di un giorno lungo come una veglia notturna. Solo alla fine, quando la rabbia di Teresa e degli altri abitanti raggiunge il culmine, un bagliore naturale avanza nel buio a rischiarare la scena. Arriva il momento di accendere le luci di un nuovo giorno ma qualcosa sembra essere cambiato. A volte basta vedere in faccia il proprio vuoto per cambiare il corso delle cose.

          Martina Tiberti

          Considerazioni dell'autrice del libretto

          La trama si svolge in un villaggio immerso nell’oscurità, a scandire i giorni e le notti sono solo le luci artificiali accese dai suoi abitanti, l’unico modo per separare il tempo del lavoro dal tempo del riposo. La vita dei cittadini è falsata sia naturalmente (da tempo il sole ha smesso di sorgere), sia emotivamente: quando le luci si spengono i desideri irrealizzati prendono il sopravvento trasformando gli abitanti nella riproduzione ossessiva dei loro mestieri.

          In questo scenario notturno e innaturale cresce la storia di Teresa, una donna dalla personalità gentile e rarefatta che si fa furente e passionale quando viene in contatto con il desiderio, indotto da altri, di sposare un uomo che non ha mai visto e che non si paleserà mai, se non una volta, sotto forma di voce. Teresa si consegna anima e corpo ad un’immagine vista in un catalogo. Il proprio impeto e la propria decisione manterranno fino alla fine un’unica direzione: consacrarsi ad un patto, suggellare la propria appartenenza ad un altro essere umano.

          L’incantamento del matrimonio non è che il simbolo di una crescita fallace, completamente slegata dall’esperienza e dalla conoscenza, identificata esclusivamente con un rito, una festa per celebrare un’unione che non ha nulla di spontaneo. Quella che pervade Teresa è un’emotività del niente. Teresa si entusiasma per qualcosa che non ha nemmeno visto ma che le hanno detto indispensabile. L’aria allo specchio “Frantumata è l’aria stasera …”, con Teresa da sola, è l’unico momento in cui la vediamo davvero in contatto con sé stessa. Diventare donna è una fatalità ingombrante, Teresa si ritrova in un corpo che non vuole davvero, tutto per un uomo che ha deciso di non farsi mai vedere da lei. Ma l’intimità di un momento di consapevolezza non dura molto: Teresa viene presa dalla furia di sposarsi e di possedere quello di cui ogni donna ha bisogno. Cosa farne di questo corpo di donna? Per cosa e per chi ha perso la sua giovinezza? Teresa si accanisce contro un Lui inesistente perché non trova una ragione né un interlocutore al suo sentirsi cambiata.

          Vestita da sposa Teresa attende un Lui che non viene, i suoi lamenti si uniscono a quelli delle bestie in un caos multiforme fino a che un bagliore non catturerà l’attenzione collettiva. Teresa e le bestie interrompono le loro urla per vedere una luce che avanza, stavolta naturale. È lui, che finalmente si palesa in tutta la sua avvenenza. Ma proprio quando Teresa fa per toccarlo ecco che torna ad essere buio pesto. Quando la cittadina si risveglia qualcosa è cambiato. La visione del bagliore luminoso ha dato una nuova consapevolezza agli abitanti. Sarà meglio attendere nel buio il ritorno del sole piuttosto che trascorrere tutta la vita illuminati da una luce falsa e artificiale.

          Francesco Leineri

          Considerazioni del compositore

          L’incontro-scontro fra uomo e bestia in musica potrebbe facilmente essere descritto tramite un rapido accostamento di due opposti: bianco e nero, consonanza e dissonanza, tensione e distensione. Non è la staticità di questa vetrina che mi ha accompagnato nella scrittura dell’opera. Il concept de La bestia dentro racconta una presenza interna ed interiore, e non di una bestia estranea a noi, tantomeno di un doppelgӓnger. La scoperta di un sé che già convive con noi stessi e che non necessariamente si oppone a noi: è un lupo che non ci fa più paura e col quale corriamo nella foresta, una Luna madre e matrigna. La mia “bestia” è presente in tutta l’opera, fin dalla prima nota, da ben prima che possa essere scovata dallo svolgimento dei fatti: non mi sono limitato così ad un semplice accostamento di opposti, ma ho cercato piuttosto la convivenza fra due tensioni, già insite in un unico linguaggio oggetto di possibili e diverse interpretazioni.

          Per esempio, nella convivenza fra tradizione e contemporaneità, ho pensato ad un Bach orchestrato da Webern, a un Pergolesi riscritto da Stravinskij, a uno Scarlatti trascritto da Sciarrino, cercando di non sfociare banalmente nel linguaggio neoclassico ma guardando più fattivamente alla ruminazione del processo creativo in sé. La stratificazione della scrittura musicale – risultante di più pensieri, anche di quelli non scritti in stesura finale – mi ha portato a slabbrare i due colori preposti fino a giungere ad un ben più vario spettro che comprendesse anche le tonalità intermedie, più tenui e più scure. La possibilità che il bianco potesse diventare nero e viceversa. Non più accostamento di due opposti ma creazione di cerchi concentrici che grazie alle loro infinite sfumature facciano convivere testo e pretesto, consonanza e dissonanza, sottobosco cόlto (proveniente da stilemi del mondo operistico) ma anche extracolto (dal musical e dalla canzone d’autore). Mi sono venute in salvo forme dalla tradizione - una su tutte quella della variazione - ma anche linguaggi volti più immaginifici che, uniti alla capacità evocativa dell’azione teatrale, potranno essere sfruttati per descrivere al meglio il senso di spaesamento proprio di chi incontra per la prima volta la bestia dentro sé. Non è errato dunque pensare a quest’opera come un grande bazar musicale, uno zibaldone di pensieri, specchio della complessità del nostro mondo interiore, fatto di contraddizioni che - nel bene e nel male – si ritrovano ricondotte ad un unico io pensante.

          L’organico scelto cerca di far fronte all’esigenza di essenzialità timbrica e logistica riscontrabile in certa musica da camera adattata alla scena. Mi sono venuti in mente l’arcinoto racconto sulla stesura dell’Histoire du Soldat di Igor Stravinskij; l’essenzialità narrativa di un ciclo liederistico dalla quale può scaturire una regia come quella di Ivo Van Hove per The diary of one who disappeared di Leos Janacek; le necessità dalle quali è nato l’organico del Quatuor pour la fin du temps di Oliver Messiaen. È proprio quest’ultimo che ho cercato di evocare nella mia scelta di organico, ingrandito però dall’aggiunta di viola e percussioni - oltreché dall’espansione dell’organico delle tastiere -, strumenti necessari ad una maggiore completezza della tavolozza dei colori che mi serviva. Il significato narrativo della voce di Lui, fulmine che irrompe nella vita di Teresa, è stata esplicata nell’utilizzo dell’elettronica rappresentando la destabilizzazione fra il musicale e l’extramusicale, fra l’acustico e il sintetico. Specularmente ai personaggi di sarta, cuoco e fioraia sono stati aggiunti al set delle percussioni anche oggetti di uso comune provenienti dalla loro vita quotidiana professionale: un paio di forbici, una pentola in acciaio e del nastro regalo per carta da fiori.

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